IN BREVE
» L’orobanche ramosa è una pianta parassita che si attacca all’apparato radicale del pomodoro per sottrarre acqua e nutrienti.
» Le infestazioni possono ridurre resa e qualità nei sistemi di coltivazione del pomodoro da industria.
» Strategie di gestione integrate possono contribuire a limitarne la diffusione e a ridurne le popolazioni nei campi infestati.
Le specie appartenenti al gruppo delle orobanche sono piante parassite che si collegano alle radici delle piante ospiti per ottenere l’acqua e gli elementi nutritivi necessari alla loro crescita. Sono note sette specie di orobanche, quattro delle quali rivestono importanza economica per l’agricoltura statunitense. Tra queste, l’orobanche ramosa (Phelipanche ramosa) rappresenta il principale problema fitosanitario del pomodoro da industria.
Originaria dell’area mediterranea, oggi è diffusa in Europa, Asia occidentale, Australia e Stati Uniti. L’orobanche ramosa è presente anche nel bacino mediterraneo e in Italia rappresenta una criticità soprattutto in alcune aree del pomodoro da industria del Centro-Sud.
Ciclo biologico dell’Orobanche ramosa
Le orobanche sono parassiti obbligati totali, il che significa che necessitano di una pianta ospite viva per sopravvivere e che ricavano da essa tutta l’acqua e i nutrienti di cui hanno bisogno. L’orobanche ramificata rappresenta un problema economico rilevante non solo per il pomodoro, ma anche per numerose colture dicotiledoni, tra cui fagiolo, cavolo, carota, sedano, melanzana, lattuga, peperone, arachide, patata, zucca e girasole. Nelle aree in cui è ampiamente diffusa, può causare perdite produttive sul pomodoro fino all’80%.
L’orobanche ramosa produce semi estremamente piccoli, di dimensioni inferiori a quelle del pepe nero finemente macinato, capaci di sopravvivere nel suolo per decenni. I semi possono essere dispersi dal vento, dall’acqua e da qualsiasi mezzo in grado di spostare terreno da un campo all’altro.
Prima di germinare, i semi necessitano di un periodo di precondizionamento in ambiente caldo, con temperature comprese tra 15 e 20°C per 5-21 giorni. Una volta completata questa fase, la germinazione dipende dalla presenza di una pianta ospite suscettibile che rilascia dalle radici composti segnale chiamati strigolattoni.
La radichetta del seme germinato cresce nel terreno fino a raggiungere la radice dell’ospite, alla quale si ancora formando una struttura detta austorio. L’austorio si fonde con il sistema vascolare della radice (xilema e floema), consentendo al parassita di sottrarre acqua e nutrienti.
Orobanche ramosa attaccata all'apparato radicale di una pianta ospite. USDA APHIS PPQ - Oxford, North Carolina, Bugwood.org
La pianta di orobanche rimane nel terreno fino al momento della fioritura, quando emergono più germogli che danno origine a fusti giallastri alti da 15 a 30 cm. I fusti sono privi di foglie e completamente sprovvisti di clorofilla. I fiori sono tubolari, generalmente lunghi meno di 2,5 cm, di colore viola chiaro con strutture bianche nei lobi inferiori.
Ogni fiore può produrre migliaia di semi entro 14 giorni dalla fioritura, generalmente due o tre settimane dopo l’emergenza dei fusti. I semi possono rimanere dormienti e vitali nel suolo per oltre vent’anni. La loro diffusione può avvenire tramite animali, macchinari, veicoli, acqua corrente, foraggi contaminati e letame.
Fusti e fiori di una pianta di Orobanche ramosa. Lytton John Musselman, Old Dominion University.
Gestione agronomica
Le prime fasi del ciclo biologico dell’orobanche avvengono interamente sottoterra, rendendo difficile l’individuazione precoce e la gestione delle infestazioni nei campi di pomodoro. Anche impedire la produzione di semi può risultare complesso, poiché l’intervallo tra emergenza e disseminazione è molto breve. Per questo motivo, il controllo dell’orobanche ramificata è generalmente più efficace quando si adottano strategie integrate.
L’individuazione tempestiva di nuovi focolai e l’avvio immediato di un piano di gestione sono fondamentali per limitare i danni e prevenire la diffusione verso nuove aree. In California, quando viene rilevata un’infestazione, il campo interessato viene sottoposto a vincolo normativo per almeno due anni. Durante questo periodo possono essere coltivate esclusivamente specie non ospiti autorizzate.
Una volta individuata la presenza del parassita, le piante di orobanche devono essere rimosse completamente dal campo, prestando attenzione a evitare la dispersione dei semi. L’eliminazione prima dell’inizio della fruttificazione è la soluzione migliore. Riporre le piante in sacchi di plastica e lasciarli esposti al sole per 14 giorni può contribuire a inattivare i semi vitali. Il materiale raccolto può poi essere distrutto mediante combustione o altri trattamenti termici.
È importante non spostare terreno o residui vegetali provenienti da appezzamenti sottoposti a restrizioni. Veicoli, attrezzature e utensili impiegati nei campi infestati devono essere accuratamente puliti e sanificati per rimuovere suolo contaminato, residui colturali o letame. Dopo la pulizia, l’impiego di disinfettanti chimici raccomandati, ad esempio a base di ammoni quaternari, può contribuire a ridurre la vitalità dei semi residui.
Le pratiche colturali possono contribuire a ridurre la quantità di semi presenti nella banca semi del terreno o a limitarne l’incremento. La rotazione con colture non ospiti impedisce la produzione di nuovi semi e consente a quelli già presenti di perdere vitalità nel tempo.
Anche le false ospiti, o trap crops, possono essere utili: queste specie rilasciano essudati radicali che stimolano la germinazione dei semi di orobanche senza però consentire lo sviluppo del parassita. Tra le colture potenzialmente efficaci si segnalano erba medica, fagiolo dall’occhio, pisello, lino, aglio, fagiolino, soia e sesamo.
Solarizzazione e lavorazioni
La solarizzazione del terreno può rappresentare un ulteriore strumento di contenimento. In uno studio, due anni consecutivi di solarizzazione hanno determinato una riduzione del 90% dell’emergenza dell’orobanche. Tuttavia, questa tecnica richiede di lasciare il campo improduttivo durante il periodo estivo.
Inoltre, la solarizzazione potrebbe non risultare efficace sui semi posti negli strati più profondi del suolo, che successive lavorazioni potrebbero riportare nella zona esplorata dalle radici. Un problema analogo può verificarsi con le lavorazioni profonde di inversione, che interrano i semi ma non ne eliminano definitivamente il rischio.
Diserbo chimico
L’impiego di erbicidi può rientrare in un programma integrato di gestione, soprattutto nei campi fortemente infestati dove l’eradicazione non è realisticamente perseguibile. L’assenza di clorofilla e l’incapacità di svolgere fotosintesi limitano tuttavia il numero di sostanze attive efficaci: i prodotti che agiscono sui processi fotosintetici risultano generalmente poco utili.
Combinazioni di trattamenti pre-trapianto e post-trapianto con erbicidi inibitori dell’acetolattato sintasi (ALS), come sulfosulfuron, hanno mostrato livelli di controllo elevati su altre specie di orobanche.
Il rimsulfuron era già registrato per applicazioni di pre e post-emergenza su pomodoro contro altre infestanti. L’autorizzazione consente anche l’applicazione tramite chemigazione, cioè attraverso l’impianto irriguo. Questa modalità permette di distribuire l’erbicida direttamente nella zona radicale del pomodoro, nel momento in cui i semi dell’orobanche stanno germinando e i giovani parassiti cercano di attaccarsi alle radici.
Uno studio del 2022 ha valutato applicazioni frazionate di rimsulfuron in tre o quattro interventi, evidenziando una riduzione dell’83% dell’emergenza dell’orobanche rispetto al testimone non trattato, senza manifestazioni di fitotossicità sulla coltura e senza effetti significativi sulla resa del pomodoro.
Come sempre, è fondamentale consultare le etichette aggiornate dei prodotti fitosanitari e attenersi scrupolosamente alle indicazioni e restrizioni d’uso previste.
Bibliografia
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