Marciume nero delle brassiche

 

IN BREVE

 

» Il marciume nero è considerato una delle malattie più dannose per le brassiche a livello mondiale.

» Il batterio può essere trasmesso tramite il seme ed è favorito da condizioni calde e umide.

» Le strategie di gestione si basano principalmente sulla prevenzione delle infezioni, attraverso l’impiego di buone pratiche igieniche e corretta gestione agronomica.

Cos’è il marciume nero

Il marciume nero è una malattia batterica delle brassiche (crucifere) causata da Xanthomonas campestris pv. campestris. Colpisce numerose specie orticole, tra cui cavolo cappuccio, cavolfiore, broccolo e cavolo riccio, ma anche cavoletti di Bruxelles, rapa, cavolo rapa e altre specie appartenenti al genere Brassica.

Si tratta di una malattia vascolare, in grado di diffondersi all’interno della pianta attraverso i tessuti conduttori, causando danni sistemici. Le infezioni possono determinare riduzioni di resa, sviluppo di teste più piccole, peggioramento della qualità commerciale e riduzione della shelf life del prodotto raccolto. Nei casi più gravi, può portare anche alla morte della pianta.

Sintomi: come riconoscere il marciume nero

Le giovani piantine sono particolarmente sensibili al marciume nero. Le prime infezioni possono comparire già sui cotiledoni: in alcuni casi queste prime foglie cadono, ma la pianta rimane comunque infetta. Le piante colpite possono mostrare crescita stentata, clorosi e, con il progredire della malattia, andare incontro a disseccamento.

In condizioni di basse temperature, la malattia può rimanere latente, cioè presente nella pianta senza manifestare sintomi evidenti. Questo aspetto è particolarmente critico perché piante apparentemente sane possono diventare fonte di inoculo quando le temperature aumentano, favorendo la diffusione del batterio nell’appezzamento.

Cotiledone di cavolo con sintomi iniziali di infezione batterica Cotiledone di cavolo con sintomi iniziali di infezione batterica (marciume nero). Tom Creswell, Purdue University, Bugwood.org

Sulle piante più sviluppate, i sintomi compaiono spesso ai margini fogliari oppure in corrispondenza di ferite, ad esempio causate dalle punture di insetti. Le lesioni iniziano come aree irregolari di colore giallo spento, che progressivamente assumono la tipica forma a “V”, con la punta rivolta verso la nervatura centrale della foglia.

Sintomi di marciume nero su foglie di cavolo Sintomi di marciume nero su foglie di cavolo. (A) Lesioni gialle evidenti lungo il margine fogliare (B) Tipica clorosi e necrosi a forma di “V”, caratteristica della malattia. Gerald Holmes, Strawberry Center, Cal Poly San Luis Obispo, Bugwood.org

Con l’evoluzione della malattia, la parte centrale delle lesioni diventa necrotica, assumendo una colorazione bruna. Le lesioni possono espandersi e confluire fino a interessare l’intera foglia. Le nervature presenti nelle aree colpite tendono a scurirsi, passando dal verde al bruno scuro o al nero: da qui deriva il nome “marciume nero”. Questo imbrunimento dei tessuti vascolari può estendersi verso il fusto e, nelle colture da testa, arrivare fino alla parte commerciale della pianta.

Le infezioni da marciume nero possono inoltre favorire l’ingresso di patogeni secondari, come i batteri responsabili dei marciumi molli, aggravando il deterioramento dei tessuti e compromettendo ulteriormente la qualità del prodotto.

Imbrunimento dei tessuti vascolari alla base della testa di cavolo Imbrunimento dei tessuti vascolari alla base della testa di cavolo causato dal marciume nero. Gerald Holmes, Strawberry Center, Cal Poly San Luis Obispo, Bugwood.org

Ciclo e condizioni favorevoli

Il batterio responsabile del marciume nero può sopravvivere sul seme o all’interno del seme infetto. L’infezione e la diffusione della malattia sono favorite da condizioni calde e umide, dalla presenza di acqua libera sulle superfici vegetali e dal contatto fisico con piante bagnate.  Queste condizioni possono verificarsi facilmente durante la produzione delle piantine in vivaio, in ambienti protetti caldi e umidi, dove le piante sono coltivate a densità elevata. Anche bassi livelli di contaminazione del seme possono generare piantine infette, che successivamente possono introdurre il patogeno in campo.

Il patogeno può arrivare nell’appezzamento attraverso seme o trapianti infetti. Può inoltre sopravvivere durante l’intervallo tra una coltura e l’altra nei residui colturali infestati, fino a due anni, e può permanere anche su altre brassiche ospiti, comprese alcune crucifere spontanee.

In campo, la diffusione del batterio avviene soprattutto tramite schizzi d’acqua, insetti, residui vegetali trasportati dal vento, attrezzature, mani e indumenti degli operatori. Piogge intense o irrigazioni a pioggia possono favorire la dispersione del batterio anche a diversi metri di distanza dalle piante infette. Temperature comprese tra circa 27-35 °C, favoriscono l’infezione e la crescita del patogeno. Il batterio penetra spesso attraverso gli idatodi, piccole aperture localizzate lungo il margine fogliare. Una volta entrato nei tessuti, si moltiplica e avvia lo sviluppo dei sintomi tipici della malattia.

Strategie di gestione

Non esistono trattamenti curativi in grado di eliminare completamente il marciume nero una volta che l’infezione si è instaurata. Per questo motivo, la gestione della malattia deve basarsi principalmente sulla prevenzione, con l’obiettivo di limitare l’introduzione e la diffusione del patogeno nella coltura. È fondamentale adottare pratiche igieniche rigorose sia nella fase di produzione delle piantine sia in campo. In vivaio è importante utilizzare contenitori, bancali e superfici pulite e sanificate, rimuovendo eventuali residui delle colture precedenti. È inoltre importante controllare attentamente le piantine emerse o acquistate e rimuovere quelle che mostrano sintomi sospetti. Una spaziatura adeguata tra le piantine può favorire la circolazione dell’aria e ridurre l’umidità. L’irrigazione dal basso, quando disponibile, può contribuire a limitare la presenza di acqua sulle foglie. È inoltre opportuno evitare il taglio o la cimatura delle piantine, poiché le ferite possono rappresentare punti di ingresso per il batterio.

L’utilizzo di seme sano è una delle misure preventive più importanti. I trattamenti dei semi con acqua calda possono aiutare a ridurre la presenza di batteri, ma questa pratica è spesso possibile solo per alcuni produttori. Per cavolo cappuccio e broccolo, piccole quantità di semi possono essere trattate a 50 °C per 25 minuti, mentre per il cavolfiore i semi devono restare a 50 °C per 15 minuti.

In alcune brassiche, tra cui broccoli e cavoli, sono disponibili forme di resistenza alla malattia. Tuttavia, sono state identificate diverse razze del patogeno e le resistenze disponibili possono risultare efficaci solo nei confronti di una parte di esse. Per questo, la scelta varietale deve essere integrata con altre misure preventive e agronomiche.

Quando possibile, è consigliabile adottare rotazioni di tre-quattro anni con colture non appartenenti alle brassiche, in modo da mantenere un intervallo di almeno tre anni tra due colture sensibili. È inoltre opportuno evitare il trapianto in aree depresse o con scarso drenaggio, dove l’umidità può rimanere elevata più a lungo. L’impiego di baule rialzate e pacciamatura plastica, dove praticabile, può contribuire a ridurre l’umidità della vegetazione e limitare gli schizzi di terreno potenzialmente contaminato sulle piante. È preferibile evitare l’irrigazione a pioggia e non entrare in campo con operatori o attrezzature quando la vegetazione è bagnata.

Anche la gestione delle infestanti crucifere può contribuire a ridurre possibili fonti di inoculo, sebbene il ruolo di queste specie nello sviluppo delle epidemie non sia sempre completamente definito. L’interramento tempestivo dei residui colturali dopo la raccolta può accelerarne la decomposizione e ridurre la sopravvivenza del patogeno. La gestione degli insetti, in particolare di quelli masticatori, è un ulteriore elemento di prevenzione, poiché le lesioni prodotte dall’attività trofica possono facilitare l’ingresso del batterio nei tessuti vegetali.

In alcune situazioni, prodotti a base di rame fisso o idrossido di rame possono contribuire a ridurre la velocità di diffusione della malattia. Tuttavia, l’efficacia dei prodotti rameici nel contenimento del marciume nero è risultata variabile in prove universitarie, e sono stati documentati casi di resistenza al rame in popolazioni del patogeno in alcune aree geografiche. È quindi importante fare sempre riferimento alle etichette dei prodotti e alle indicazioni tecniche locali.

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