Condizioni che influenzano il Fusarium wilt dell’anguria

 

IN BREVE

» L’incidenza e la gravità del Fusarium wilt (fusariosi) dell’anguria sono influenzate da condizioni ambientali e pratiche colturali

» Temperatura del suolo, pH, fertilizzazione e rotazioni colturali possono incidere sulle popolazioni del patogeno nel terreno e sullo sviluppo della malattia.

» L’adeguamento delle condizioni agronomiche può contribuire alla gestione del Fusarium wilt.

Il Fusarium wilt dell’anguria è causato dal fungo Fusarium oxysporum f. sp. niveum (FON), di cui sono note quattro razze (0, 1, 2 e 3), distinte in base alla capacità di infettare varietà di anguria dotate di diversi geni di resistenza. Molte varietà commerciali presentano resistenza alle razze 0 e 1; di conseguenza, la razza 2 è oggi la più diffusa negli Stati Uniti ed è emergente in Europa nel bacino del mediterraneo. La razza 3, più recente, è stata segnalata in Florida, Georgia e Maryland.

Negli ultimi anni l’impatto economico della malattia è aumentato a causa di diversi fattori: l’eliminazione graduale del fumigante bromuro di metile, la riduzione delle superfici disponibili per la rotazione colturale e la diffusione di forme più virulente di FON. A ciò si aggiunge lo spostamento del mercato verso una maggiore produzione di angurie seedless (triploidi), alcune delle quali non possiedono i geni di resistenza comunemente presenti nelle varietà con seme (diploidi).

Sopravvivenza, diffusione e infezione

Il patogeno può sopravvivere nel terreno e nei residui colturali fino a 16 anni sotto forma di clamidospore, strutture di resistenza a parete spessa. Può inoltre persistere e moltiplicarsi sulle radici di alcune piante non ospiti e anche su varietà di anguria resistenti, rendendo possibile la comparsa della malattia anche in appezzamenti dove non sono state coltivate varietà suscettibili per molti anni.

La diffusione avviene tramite suolo infestato, trapianti o parti vegetali infette e, potenzialmente, seme contaminato. Acque di ruscellamento, macchinari, attrezzature, veicoli e operatori possono contribuire alla disseminazione del patogeno all’interno del campo o verso nuove aree. Sebbene il fungo possa essere presente sul seme o al suo interno, l’incidenza di infezioni derivanti da inoculo seminale è generalmente inferiore al 5%.

Le spore presenti nel terreno vengono stimolate a germinare da sostanze rilasciate dalle radici dell’anguria. Il fungo penetra attraverso gli apici radicali o ferite, colonizza i tessuti radicali e invade lo xilema, il sistema di conduzione dell’acqua. L’ostruzione dei vasi xilematici determina i tipici sintomi di appassimento. Diversi fattori possono influenzare la sopravvivenza del patogeno, la germinazione delle spore, il contatto con le radici e l’infezione, modificando così l’intensità e la velocità di sviluppo della malattia e le eventuali perdite produttive.

(A) Viti appassite di anguria infettate da marciume radicale da Fusarium. Cheng-Fang Hong, Università della Georgia, Bugwood.org. (B) Discolorazione vascolare di un fusto di anguria infettato da marciume radicale da Fusarium. Università Clemson - Serie di diapositive dell'Estensione Cooperativa USDA, Bugwood.org.

Condizioni predisponenti e sviluppo della malattia

Il Fusarium wilt è generalmente più grave in suoli leggeri, sabbiosi e acidi. Condizioni fresche e moderatamente umide in primavera favoriscono l’infezione delle giovani piante, anche se i sintomi compaiono spesso più avanti nella stagione, quando le temperature aumentano e le richieste idriche della coltura sono maggiori.

Sebbene molte forme di Fusarium siano più aggressive intorno ai 28°C, il Fusarium wilt dell’anguria predilige temperature leggermente inferiori. L’intervallo ottimale di crescita di FON è compreso tra 24°C e 32°C; al di sotto dei 12°C e al di sopra dei 35°C la crescita è generalmente inibita. Studi condotti in Florida hanno evidenziato uno sviluppo più rapido della malattia intorno ai 27°C, con un calo significativo al di sotto dei 20°C o al di sopra dei 30°C e infezioni minime oltre i 33°C.

Un pH del suolo compreso tra 5,5 e 6,5 favorisce lo sviluppo della malattia. L’innalzamento del pH oltre 6,5 può ridurne la gravità. Anche la fertilizzazione incide sull’andamento della malattia: livelli elevati di azoto sono stati associati a una maggiore incidenza e a una comparsa più precoce dei sintomi. In alcuni studi, trattamenti con solfato ammonico hanno determinato sintomi anticipati e maggiore severità rispetto a urea o urea associata a superfosfato di calcio. I fertilizzanti a base di azoto nitrico sono stati talvolta associati a minori livelli di malattia rispetto alle forme ammoniacali, sebbene non tutti gli studi abbiano evidenziato differenze significative.

Resistenza varietale e interazioni con i nematodi

La resistenza al Fusarium wilt nell’anguria è spesso classificata come “intermedia”, poiché alcune varietà resistenti possono manifestare sintomi in condizioni particolari, soprattutto in presenza di elevate popolazioni di FON nel suolo. All’aumentare della concentrazione del patogeno nel terreno, la gravità della malattia può aumentare anche in varietà con resistenza intermedia media o alta; in alcuni casi, varietà con resistenza intermedia media o alta hanno mostrato livelli di appassimento simili a quelli delle suscettibili in terreni fortemente infestati. Tuttavia, altre varietà con lo stesso livello di resistenza non hanno evidenziato incrementi significativi della malattia nonostante l’aumento del patogeno. È importante comunque considerare che utilizzare varietà resistenti al Fusarium wilt, rallenta significativamente l’accumulo di FON nel terreno.

La presenza di nematodi galligeni (RKN) può aggravare la situazione. Quando FON e nematodi sono entrambi presenti, la severità dell’appassimento tende ad aumentare con la crescita delle popolazioni di uno o entrambi i patogeni. È stato inoltre osservato che i nematodi possono favorire la comparsa di sintomi anche su varietà resistenti in terreni con livelli moderati di FON.

Informazioni sulle condizioni e strategie di gestione

Le strategie più efficaci per la gestione del Fusarium wilt dell’anguria prevedono l’impiego di varietà resistenti e la coltivazione in campi non infestati. Tuttavia, alcune pratiche agronomiche possono migliorare l’efficacia della resistenza e contribuire a limitare la diffusione e l’accumulo del patogeno.

Poiché l’infezione avviene precocemente, con temperature del suolo inferiori a 27°C, ritardare la semina o il trapianto fino al raggiungimento di circa 27°C può ridurre l’incidenza della malattia, in particolare con varietà suscettibili. L’uso di baulature coperte con film plastico nero può favorire un più rapido riscaldamento del suolo nella zona radicale e contribuire a ridurre incidenza e gravità.

È fondamentale adottare rigorose misure di igiene: lavorare prima nei campi non infestati, pulire accuratamente macchinari e attrezzature tra un appezzamento e l’altro e prevenire il trasferimento di terreno contaminato. Poiché il patogeno può sopravvivere nel suolo per molti anni, la rotazione con colture non ospiti non determina una rapida riduzione delle popolazioni di FON; tuttavia, rotazioni di lungo periodo (5–10 anni, ove possibile) e l’impiego di varietà resistenti possono limitare l’accumulo del patogeno. Anche il mantenimento del terreno a riposo per tre anni ha mostrato una riduzione delle popolazioni.

È consigliabile evitare eccessi di fertilizzazione azotata e privilegiare forme nitrico-organiche rispetto a quelle ammoniacali. Ammendanti che aumentano il pH del suolo a 6,5 o superiore possono contribuire a ridurre la gravità della malattia.

La solarizzazione del suolo, ovvero la copertura del terreno con film plastico trasparente durante il periodo più caldo dell’anno, è stata adottata in alcune aree, come Israele, con risultati in termini di incremento delle rese, ritardo dell’infezione e riduzione della severità dei sintomi. Tuttavia, non garantisce un controllo completo e può non risultare efficace in tutti i contesti climatici. Tra gli svantaggi figurano la necessità di sospendere la coltivazione nel periodo più caldo, i costi e la gestione dello smaltimento del film plastico.

Bibliografia

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