Meet The Breeder #2
Intervista a Luca Pallottini, Plant Breeder finocchio
Fresco, croccante, buonissimo sia crudo che cotto: il finocchio è un ortaggio di stagione che popola spesso e volentieri le nostre tavole. Ma quali sono le caratteristiche che lo rendono più apprezzato? E come è possibile garantire raccolti che soddisfino le richieste del mercato?
Il miglioramento genetico del finocchio ha consentito negli anni di dare vita a varietà sempre più performanti, in grado di soddisfare le esigenze dei coltivatori tanto quanto quelle dei commercianti e dei consumatori finali.
Seminis, divisione di Bayer Crop Science dedicata allo sviluppo, alla produzione e alla commercializzazione di sementi per orticole, è stata una delle prime realtà a investire risorse in questo campo, sviluppando un ampio portfolio di proposte per questa specie.
Abbiamo fatto due chiacchiere con Luca Pallottini, Plant Breeder di Seminis che si occupa di finocchio con passione da moltissimi anni.
Per prima cosa raccontaci un po’ di te: qual è il tuo percorso formativo e professionale?
Sono figlio di coltivatori diretti umbri, abbiamo coltivato tabacco per oltre venti anni. La passione per l’agricoltura mi ha sempre accompagnato fin da bambino ed ha caratterizzato il mio percorso formativo.
Perito Agrario quindi la Laurea in Scienze Agrarie e infine il Dottorato di Ricerca in “Produttività delle piante coltivate” periodo durante il quale mi sono specializzato nell’impiego delle nuove tecnologie nel miglioramento genetico vegetale.
Nel 2005 vinsi la selezione come Ricercatore Associato presso la nostra Stazione di Ricerca di Latina. Dopo una settimana di riflessione decisi di accettare la sfida in quanto mi avrebbe dato la possibilità di apportare il mio piccolo contributo al progresso dell’agricoltura del nostro Paese.
Dal 2008 sono il responsabile del programma di miglioramento genetico del finocchio al quale da qualche mese si è affiancato anche quello della melanzana.
Dopo anni sono sempre più convinto di aver fatto la scelta giusta. Certo, è un lavoro fisicamente duro, passiamo i mesi autunnali e invernali in campo.
Siamo carichi di responsabilità, pressioni e sacrifici personali: però, poi, quando hai il piacere di fare una chiacchierata con un agricoltore che ti spiega perché si trova bene nel coltivare le nostre varietà, le sue parole ed i suoi occhi rappresentano la ricompensa professionale più bella che si possa avere, indescrivibile con le parole.
Come breeder ti sei specializzato sul finocchio: che particolarità ha questa crop e che importanza riveste nel portfolio di Bayer Vegetable Seeds - Seminis?
Il finocchio è una crop tipicamente italiana: coltiviamo la quasi totalità della superficie mondiale e ne consumiamo la maggior parte, anche se sono ormai anni che l’export (per lo più verso gli altri Paesi Europei) è in lento ma continuo aumento.
In linea generale, nel resto del mondo il finocchio è conosciuto ed apprezzato solo nei Paesi e nelle aree caratterizzate da consistente presenza di immigrati italiani, come ad esempio alcune zone della Francia, Germania o l’Argentina.
Per Seminis Italia il finocchio rappresenta un pilastro del portfolio varietale. D’altronde siamo stati una delle prime ditte sementiere a investire risorse su questa specie, già negli anni Ottanta, e siamo parte della storia del suo miglioramento genetico.
È per me un grande onore poter dare il mio contrbuto nel continuare a scrivere questa storia.
Come avviene la selezione di una nuova varietà di finocchio in laboratorio?
In realtà la maggior parte del lavoro per creare una nuova varietà si svolge in campo. Ormai anche nel finocchio vengono coltivate solo varietà ibride F1.
Quindi, ciascuna nuova varietà ha una linea parentale femminile ed una maschile. Il nocciolo fondamentale del nostro lavoro è rappresentato dalla valutazione in campo di tutte le nostre linee parentali femminili e maschili, in modo da comprendere cosa di positivo e cosa di negativo ciascuna di esse trasmette all’ibrido.
Così, possiamo capire come incrociarle tra loro per ottenere nuove varietà migliori di tutte quelle già presenti sul mercato.
Utilizzate anche marcatori molecolari?
Sì, da diversi anni Seminis ha messo a punto marcatori molecolari anche per il finocchio.
Essi ci permettono di identificare in modo univoco le nostre linee parentali, di fare una sorta di fotografia del DNA di ciascuna linea in modo da poterla riconoscere già in laboratorio senza aver bisogno neanche di allevarla.
Inoltre, con i marcatori molecolari riusciamo ad essere certi dela reale uniformità sia del parentale femminile che di quello maschile, prerequisito indispensabile affinché la nuova varietà sia a sua volta uniforme.
I marcatori molecolari, così come i software di analisi statistica dei dati, costituiscono dei potenti mezzi che il progresso ci mette a disposizione: sta a noi usarli nel modo migliore.
Quante persone lavorano al miglioramento genetico del finocchio? Sono tutte all’interno del centro ricerche di Latina o dislocate in diverse sedi?
Dietro il solo sviluppo di una nuova varietà c’è il lavoro di anni di molte persone. Nel nostro Centro di Ricerca di Latina siamo un team di 7-8 persone che tutti i giorni lavorano solo sul finocchio prendendosi cura dell’allevamento delle piante in serra, delle gabbie d’incrocio dove produciamo il seme di nuove ipotetiche varietà e delle prove in campo.
Inoltre, in giro per l’Italia, ci sono tanti altri nostri colleghi, in collaborazione con i quali allestiamo e valutiamo le prove dei nuovi ibridi che sviluppiamo.
Una volta selezionata una nuova varietà, quanto durano e come si svolgono le prove in campo per confermarla come varietà commerciale?
Anche per scelta di politica aziendale è un lungo cammino. Ogni anno a Latina produciamo il seme di diverse centinaia di ipotetiche nuove varietà.
Nelle aree di coltivazioni più importanti, per i diversi cicli di coltivazione, allestiamo due o tre prove, nelle quali ciascuna di queste nuove varietà è rappresentata da poche decine di piante.
Al termine delle valutazione la maggior parte delle varietà viste verrà scartata e solo poche verrano avanzate. Questo processo, in genere, si ripete per altri quattro anni.
Ad ogni anno il numero di varietà scelte si assottiglia sempre più mentre aumenta, in modo direi quasi esponenziale, il numero di aziende agricole coinvolte per le prove e quello di piante testate per ciascuna prova.
Quali sono le caratteristiche più apprezzate e richieste in una nuova varietà di finocchio, a diversi livelli della filiera?
Le caratteristiche sono molteplici e dipendono da quale degli attori della filiera viene interpellato.
Per l’agricoltore gli aspetti più importanti sono la produttività, la resistenza a malattie causate da funghi e batteri (parliamo di una specie coltivata in pieno campo nel periodo autunno-invernale) e la tenuta di campo, che consente di raccogliere un buon prodotto anche diversi giorni dopo il raggiungimento della maturità nel caso in cui, per mille diversi motivi, si debba ritardare la raccolta.
Per coloro che lavorano e commercializzano il prodotto è importante una bassa percentuale di scarto alla lavorazione e tutte quelle caratteristiche che rendono il finocchio attraente per i loro clienti ed il consumatore finale.
Quindi parliamo di un grumolo rotondo con buon overlapping delle guaine, cicatrice di taglio piccola, assenza di spugnosità o spaccature, bel contrasto tra bianco brillante del grumolo e il verde delle canne: insomma, tutto ciò che conferisce al grumolo una sensazione di freschezza del prodotto.
Cosa caratterizza la proposta di mercato di Seminis per quanto riguarda il finocchio?
A Seminis e, ancor prima, al suo brand storico Asgrow, sono stati sempre riconosciuti fondamentalmente due aspetti.
Il primo è l’affidabilità delle varietà che proponiamo e del loro posizionamento: un’affidabilità che è il frutto dei lunghi anni di lavoro, delle innumerevoli prove che facciamo prima di rilasciare nel mercato una nuova varietà.
Il secondo è la qualità del grumolo. Augusto, ad esempio, segue questo solco: le sue caratteristiche di qualità elevata gli consentono di mantenere un aspetto sempre fresco, anche quando entra nella borsa della spesa del consumatore finale.