Biologicals: più valore dall’integrazione

I biologicals sono tecnologie di origine naturale – come microrganismi, estratti vegetali o feromoni – che contribuiscono alla difesa, alla nutrizione e allo sviluppo delle colture. Non sempre sostituiscono gli strumenti esistenti, ma rappresentano un complemento strategico all’interno di sistemi di gestione integrata delle colture (IPM), sempre più necessari per affrontare le sfide dell’agricoltura moderna.

Questa visione è ben sintetizzata da Patrick Gerlich, Amministratore Delegato di Bayer Crop Science Italia: “I biologicals non rappresentano una sostituzione dei prodotti convenzionali, ma ottimizzano le rese e consentono di ridurre i residui. In Bayer non li consideriamo come strategie isolate, ma li integriamo pienamente nella nostra offerta, che comprende soluzioni convenzionali, sementi e strumenti digitali. Ed è molto incoraggiante vedere come i nostri clienti e i team sul territorio stiano già cogliendo queste opportunità in Italia.”

Biologicals: più valore dall’integrazione

L’integrazione con genetica e digitale

Se storicamente lo sviluppo dei biologicals è stato guidato della protezione delle colture, oggi è sempre più evidente il ruolo della genetica come punto di partenza su cui costruire un sistema agronomico realmente efficace.

Come spiega Helen Jones-Evans, breeder melone di Seminis: “La genetica rappresenta la prima linea di difesa: una varietà performante, resiliente e ben adattata è la base su cui qualsiasi intervento agronomico – inclusi i biologicals – può esprimere il massimo potenziale. Per questo il breeding si sta evolvendo per selezionare varietà capaci di interagire meglio con il microbioma del suolo, rispondere agli input biologici e migliorare l’efficienza nutrizionale e la tolleranza agli stress. Possiamo utilizzare biologicals, prodotti convenzionali e strumenti digitali insieme alla genetica, all’interno di un approccio realmente integrato. Solo così possiamo produrre di più e allo stesso tempo preservare le risorse naturali.”

Un esempio concreto dell’integrazione tra genetica e biologicals è quello della gestione degli afidi nel melone. “Il meccanismo di resistenza genetica mantiene la foglia piatta: quando gli afidi attaccano la pianta, la loro capacità di insediarsi viene ridotta. Questo facilita anche l’applicazione e l’efficacia di prodotti biologici contatticidi, come Flipper, per il controllo degli afidi” evidenzia Jones-Evans. In questo caso, la genetica non sostituisce il trattamento, ma ne potenzia l’efficacia, rendendo l’intervento più mirato e sostenibile.

Un esempio ancora più completo di integrazione tra genetica, biocontrollo, bioattivatori e strumenti digitali è rappresentato dalla strategia Root2Success, applicata al pomodoro da mercato fresco. “Partiamo dalla salute dell’apparato radicale per promuovere la migliore resa possibile e la qualità del frutto”, racconta Jones-Evans. “In sistemi produttivi complessi come quelli in serra, i nematodi rappresentano una sfida rilevante. Per questo proponiamo un approccio olistico che combina portinnesti con resistenza genetica, soluzioni di difesa convenzionali e biologicals, come Serenade, Velsinum e BioAct, sia per il controllo diretto sia per stimolare la crescita della pianta. Monitoriamo inoltre l’andamento di pratiche agronomiche, come la solarizzazione, e lo sviluppo dei nematodi con strumenti digitali come Nematool, per supportare il produttore nelle decisioni agronomiche”.

Root2Success non è quindi un insieme di prodotti, ma un sistema integrato che agisce sulla pianta in tutte le sue fasi, a partire dalle radici. Il vantaggio per l’agricoltore è concreto: migliore equilibrio della coltura, maggiore efficienza nell’assorbimento e, di conseguenza, maggiore stabilità produttiva anche in condizioni difficili.

Il valore per l’agricoltore

Il massimo potenziale dei biologicals emerge quando vengono inseriti in un approccio integrato. Per l’agricoltore questo significa poter contare su strumenti più flessibili e adattabili, capaci di rispondere alle variabili ambientali e alle richieste della filiera.

In concreto, l’approccio integrato permette di migliorare la gestione delle avversità, ottimizzare gli input, stabilizzare le rese e mantenere elevati standard qualitativi, riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale. È in questa direzione che Bayer Crop Science sta investendo, come conferma Patrick Gerlich: “Stiamo lavorando per ampliare in modo significativo la nostra offerta in biologicals, con il lancio nel 2026 di nuove soluzioni sviluppate partendo dai bisogni reali degli agricoltori e della filiera.”

Un percorso che vede la collaborazione sempre più stretta tra difesa e genetica, con un obiettivo comune: sviluppare soluzioni integrate, concrete e applicabili. Perché il futuro dell’agricoltura non è fatto di singole tecnologie, ma di sistemi in grado di lavorare insieme.

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